Home Ufficio Stampa Newsletter Archivio Bibliografico   Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 3151 articoli
 
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Kano R
Trichophyton rubrum var. raubitschekii in un cane
Med Mycol. 2009 Nov 17. [Epub ahead of print]

Adriana Gaidici
Coccidioidomicosi da morso di gatto in un veterinario
J Clin Microbiol. February 2009; 47(2): 505-6.

Jim Lish
Due metodi di scelta del tracheotubo nel cane
J Am Anim Hosp Assoc 2008; 44 236-242

Decaro N
Coronavirus ricombinanti correlati a TGEV suino circolanti nel cane
J Virol. 2008 Nov 26. Epub ahead of print

Baines SJ
Espressione di E-caderina nell’istiocitoma cutaneo del cane
Vet Rec. 2008 Apr 19; 162(16): 509-13

R. Murcia
Schwannoma maligno in un gruppo di bovini
Vet Rec. 2008 163: 331-335

 
 
 
Leishmaniosi: in aumento nell’uomo e nel cane
Dati epidemiologici "preoccupanti" in Italia. Importanza della prevenzione in un incontro a Roma

La leishmaniosi è in rapido e costante aumento su tutto il territorio nazionale sia nell'uomo sia nel cane. "Nelle decadi 1960-80 – ha spiegato Luigi Gradoni (Dirigente di ricerca Reparto di Malattie trasmesse da vettori e sanità internazionale dell'Istituto Superiore di Sanità) all’incontro "Leishmaniosi: proteggere il cane per proteggere l'uomo" organizzato da Intervet-Schering-Plough (Roma, 21 aprile) - i casi di leishmaniosi viscerale umana erano ridotti ad alcune decine. Dalla fine degli anni '80 è ripreso invece un aumento lento e graduale della loro incidenza, fino a un nuovo picco superiore ai 200 casi, 1/3 dei quali in età pediatrica, registrato in questi primi anni 2000''.

Ma il vero problema epidemiologico si registra tra i cani. Dai dati di LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina nel Nord Italia, è emerso che i focolai d'infezione oggi si collocano uniformemente in tutte le aree costiere, collinari e pedemontane della penisola. "Le regioni più colpite - ha ossservato Michele Maroli (Dirigente di ricerca presso il Dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’ISS) - sono quelle della costa tirrenica, del basso Adriatico e le isole maggiori dove il tasso di infezione canina è di norma superiore al 15% con microfocolai che superano il 40% nell'area napoletana e raggiungono il 60% nel catanese". Minore il rischio di sieropositività nelle regioni centrali e interne (5-14%) e ancora più nel nord Italia (2-4%). Le uniche aree attualmente non endemiche sono i centri urbani delle città medie e grandi, la pianura padana e i rilievi montuosi sopra i 400-800 metri.

"Nel cane - ha ricordato Gradoni - l'infezione trasmessa dal vettore durante la stagione calda e può decorrere in maniera inosservata per mesi o anni. A differenza dell'uomo, però, il 40% degli animali infetti mostra una progressione costante e inevitabile verso la forma clinica grave della malattia. Nell'uomo - ha evidenziato Gradoni - la leishmaniosi viscerale è una grave malattia cronica tendente ad aggravarsi nel tempo. L'incubazione è di molti mesi e l'esordio dei sintomi può avvenire in modo subdolo.

La leishmaniosi canina è costantemente presente in forma endemica in tutti i Paesi che circondano il mar Mediterraneo. Il flebotomo vive in condizioni atmosferiche tipiche delle nostre latitudini, con temperature superiori ai 15°C e ad altitudini comprese tra il livello del mare e i 1.500 metri. Questo insetto è presente in tutti i continenti tranne che in Antartide, Australia e Isole del Pacifico.

All’origine dell’attuale situazione epidemiologica sembrano coinvolti più fattori concomitanti, tra i quali l’introduzione di soggetti infetti in zone dove era già presente il flebotomo o pappatacio a seguito dell’evoluzione del rapporto uomo-cane – “turismo con cane al seguito” – e l’adattamento dei flebotomi a nuovi habitat, anche a causa dei recenti mutamenti climatici-ambientali.

L'arrivo di alcuni insetti in zone fino a oggi considerate 'indenni' è uno degli effetti del riscaldameno della Terra, "fra i fenomeni più allarmanti per gli entomologi, che poco tempo fa hanno rilevato la presenza di zecche addirittura a latitudini polari" dice Gradoni. "Gli ultimi studi - precisa Maroli, - hanno verificato un aumento della densità della popolazione di alcuni insetti in zone prima non 'abitate', o meglio dove fino a 30 anni fa era possibile rilevare al massimo una decina di esemplari in maniera fortuita. Oggi,invece, questi esemplari arrivano a 100.

"Gli insetti - ha aggiunto Gradoli - si adattano a vivere dove la temperatura glielo consente. Se gli inverni sono progressivamente più miti anche nelle aree considerate fredde, per loro sarà facile sopravvivere anche in luoghi dove non ci si aspetterebbe di incontrarli. Paesi come la Gran Bretagna e il Belgio stanno comunque monitorando la situazione". Per quanto riguarda il pappatacio, vettore della leishmaniosi, "è stato sorprendente per noi - ha continuato Gradoni - rilevare che in Regioni come Piemonte, Emilia Romagna occidentale, Lombardia, Veneto, Friuli, Trentino e persino Valle d'Aosta siano stati accertati casi autoctoni di infezione da leishmania infantum".

Le misure ritenute necessarie per il controllo della leishmaniosi sono la protezione dal contatto con il patogeno responsabile dell’infezione e la vaccinazione. A tutt'oggi, però, non esiste ancora un vaccino anti-leishmania per uso umano o canino di comprovata efficacia, pertanto la prima opzione è la sola praticabile e l’unico strumento disponibile rimane la prevenzione del contatto con il flebotomo. Anche perché, date le ridotte dimensioni dell’insetto, le sue abitudini alimentari e la diffusione del parassita in Italia, è improbabile che, in assenza di un’adeguata protezione, il cane non venga punto ed eventualmente infettato.

Secondo Marco Melosi (Vicepresidente nazionale ANMVI con delega al settore Animali da compagnia), «è fortemente consigliato l’utilizzo di strumenti che attuino una strategia no-feeding (capaci di impedire il "pasto di sangue" del vettore) di provata efficacia. L’uso di questi presidi è indicato pure per evitare un’ulteriore espansione della patologia anche in zone oggi indenni, ma che in un prossimo futuro potrebbero non esserlo più. L’utilizzo di presidi no-feeding è consigliabile 1) nei cani sani al fine di evitare l'infezione, 2) nei cani già infetti, “serbatoio” del parassita, per evitare di amplificare l’infezione, dato che la malattia segue un ciclo cane infetto - flebotomo - cane sano (o uomo) e 3) nei cani “viaggiatori” che, se condotti in una zona endemica e qui infettati, potrebbero portare la leishmaniosi anche in zone che ne sono attualmente indenni».

Tuttavia, aggiunge Gradoni "Fra due o tre anni, sono certo che si arriverà a disporre di un vaccino che integrerà l'armamentario terapeutico che abbiamo a disposizione per combatterla". Come Iss - ha spiegato ad 'ADNKRONOS SALUTE Gradoni - stiamo collaborando con almeno cinque diverse aziende farmaceutiche private per lo sviluppo e la valutazione di vaccini contro la leishmania. Confido che nel giro di due, tre, al massimo quattro anni i prodotti in questione raggiungeranno il mercato. Anche se non si tratterà di un vaccino efficace al 100%, sarà sicuramente utile per la lotta integrata alla malattia".

"Troppo spesso tra l’altro - ha evidenziato Melosi - ci si trova di fronte a casi in cui i proprietari si affidano a metodi 'fai-da-te' che, il più delle volte, sono inefficaci. L'uso di collari antipulci o di presìdi non specifici, poi, non è in grado di garantire al cane un'adeguata protezione, specie nelle zone in cui la diffusione dell'agente patogeno è più ampia, come le località costiere nelle stagioni più calde. A questo proposito, come rappresentante della categoria, invito tutti i proprietari a rivolgersi con fiducia al veterinario, per poter attuare un'efficace e sicura prevenzione nei confronti di questa infestazione che sta assumendo in Italia un'importanza sempre maggiore".



Fonti: Ansa, AdnKronos, Ufficio Stampa Intervet Schering-Plough



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
mg.monzeglio@evsrl.it

Settore: Cane

Discipline: Parassitologia

Ultima modifica: 22-04-2009
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